Michele e Agostino Polizzi furono i costruttori dei due monumentali organi delle chiese di San Giorgio e San Pietro e di altre chiese minori
Il 24 maggio 1923 Michele Cavallo, arciprete della Chiesa di San Pietro a Modica, decise di far costruire un nuovo organo. Si rivolse allora alla competenza dei suoi concittadini, i fratelli Michele e Agostino Polizzi, che da qualche tempo avevano aperto la loro fabbrica proprio nella bella cittadina siciliana, a pochi passi da Ragusa. Era il 1885 quando Casimiro Allieri, capofabbrica dei Serassi, rinomata ditta organaria di Bergamo, venne a Modica per costruire l’organo del Duomo di San Giorgio chiamando, quale collaboratore, Michele Polizzi per altro già conosciuto qualche anno prima durante la permanenza a Bergamo di questi per il servizio militare. Michele era figlio d’arte; il padre Damiano, infatti, gestiva a Caltanissetta la più nota bottega siciliana per la costruzione di organi a canne per uso liturgico. Egli aveva introdotto innovazioni di grande rilievo nella costruzione dei suoi strumenti, realizzando il cosiddetto “esecutore meccanico”, che tramite l’inserimento di rulli di carta perforata consentiva la riproduzione di composizioni musicali anche con l’organo. Questa novità, insieme ad altre, piacque molto ai siciliani che ben presto ne apprezzarono i manufatti. Con il padre lavoravano, oltre Michele, i figli Vincenzo, Giuseppe e Agostino. A seguito dell’incontro con l’Allieri, Michele decise, nel 1888, di trasferirsi definitivamente a Modica aprendo poi bottega in Largo S. Teresa a Modica Alta. Fu proprio in questo luogo che il “ramo modicano” della famiglia Polizzi cominciò a muovere autonomamente i primi passi firmando nel 1891 la costruzione dell’organo della Chiesa Madre di Rosolini. In occasione del collaudo così scrisse il valente maestro di musica Giovanni Ciaceri, padre di Emanuele insigne storico modicano : “ esaminato e suonato lo strumento ho trovato lo stesso, tanto per materiale impiegato quanto per forma, pienamente conforme alle obbligazioni assunte; l’effetto fonico è pienamente soddisfacente stante ché si trova la robustezza nei forti e la dolcezza nella strumentazione…”. Ne scaturì una vantaggiosa e lusinghiera réclame per il Polizzi che da quel momento in poi intraprese una sempre più intensa attività costruttiva.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento lo raggiunse in città il fratello Agostino con il quale fondò “ la ditta Michele e Agostino F.lli Polizzi – fabbrica d’organi liturgici pneumatici e tubolari “ con sede in Corso Cordova (odierno C.so Nino Barone). Qui, i due maestri organari, costruendo sempre artigianalmente le parti da assemblare, realizzarono circa 120 pregevoli strumenti. Quello della Chiesa Madre di S. Pietro, nel giro di un anno venne progettato e realizzato, facendosi subito apprezzare oltre che per le caratteristiche foniche anche per la sua sontuosa cassa e per la cantoria, abilmente intagliate dai fratelli Foti di Siracusa. Il collaudo e i concerti ebbero un carattere grandioso tanto che un apposito manifesto affisso per le vie della città annunciava: «Il celebre e rinomato maestro Marco Enrico Bossi, principe degli organisti del mondo, sarà tra noi il 6 e il 9 novembre per collaudare il grandioso organo monumentale liturgico, con due concerti nella Chiesa Madre di S. Pietro». Marco Enrico Bossi eseguì i concerti nei quali interpretò, oltre a proprie composizioni, musiche di Bach, Couperin, Franck, Martini e Wagner. Nell’atto di collaudo il Maestro lodò i fratelli Polizzi per «il lavoro condotto ed eseguito con perizia non comune secondo le più recenti e accreditate norme. L’organo risulta così ben ordinato nella parte meccanica e così ben equilibrato e pregevole nella parte fonica che non si pecca di esagerazione considerandolo una vera e propria opera d’arte». L’organo è stato, assieme a quello della Cattedrale di Siracusa, uno dei più importanti costruiti dalla famiglia Polizzi. Lo strumento, che all’origine era a completa trasmissione pneumatico-tubolare, con la consolle posta in cantoria in posizione rivolta, oggi possiede una consolle nel transetto, trasferita e collegata elettricamente ai corpi d’organo in epoca successiva dalla stessa ditta costruttrice (Michele Polizzi jr). Le caratteristiche foniche fortunatamente sono rimaste integre.La fama della famiglia Polizzi continuò a crescere e non si arrestò. Dopo la morte di Michele, avvenuta nel 1936 , Agostino continuò l’attività insieme ai figli Michele jr e Mario. Seguirono ancora lunghi anni di gratificante lavoro ad opera del figlio primogenito , omonimo del nonno, che decise di continuare l’attività familiare.

La bottega di Modica Alta lo vide presente fino al 1991, anno della sua scomparsa. Tale data non segnò la fine di una dinastia: già da diversi anni il Polizzi aveva accolto con sé, quale unico allievo, Antonio Bovelacci al quale pazientemente aveva trasferito la preziosa conoscenza e i segreti dell’arte organaria. Lo strumento è stato oggetto di restauro da qualche anno. Consistenti lavori di consolidamento e restauro architettonico della Chiesa, durati parecchi anni, usura dei materiali, avevano determinato il degrado dell’organo. Ed è proprio a seguito di un considerevole intervento di restauro che l’organo Polizzi della Chiesa di S Pietro, in occasione dei festeggiamenti per il Santo Patrono nel 2013, ha ridonato agli astanti quella magica atmosfera, di cui si è accennato, e che oggi, a cento anni esatti, dalla sua inaugurazione, continua ad essere vero trait d’union tra il terreno e il Divino.
(Collezione F.lli A & G. Di Raimondo)