Personaggi del passato: “Il vecchio servitore dell’Orientale”
(Modica, 5/3/1900 – 28/10/1970)
“Cavaliere dei camerieri e cameriere dei cavalieri”
Uno straordinario ricordo di Pietro Rocca, per decenni capo cameriere del mitico “Caffè Orientale”, il più elegante locale della Modica che fu, lo troviamo in un ritratto che Raffaele Poidomani, gli volle dedicare nella sua galleria di personaggi del passato (Pietro Rocca 1930, «Sicilia Est», a. 1, n. 5, 30 ottobre 1963), ambientato nel primo ventennio del Novecento, quando l’eco della bella Époque non si era spento. Egli serviva ai tavoli con fare naturalmente elegante, signorile, con gesti perfetti, con mani inguantate di bianco, durante le serate musicali “… e i gelati di nocciola e cioccolato, di cedro o di mandorla, passavano nella sera illuminata dalle lampade ad arco fra le mani inguantate di bianco di Pietro Rocca, il cameriere perfetto, cavaliere dei camerieri e cameriere dei cavalieri”.
Il “Caffè Orientale”, fondato da don Carlo Civello era all’epoca molto frequentato anche da penalisti e magistrati, vicini a quel Palazzo di Giustizia dove risiedeva una Corte d’Assise, dove si concedevano delle pause dalle udienze condite da sorbetti e leccornie. Tra il primo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta del secolo scorso aveva visto passare generazioni di clienti: dai nobilotti locali agli ufficiali tedeschi, prima, e poi anglo-americani, nuovi arricchiti e cavalieri disarcionati.
Il Caffè Orientale fu anche ritrovo per anni degli sportivi del Modica Calcio, nell’epoca che andava dalla “seconda divisione” alla “promozione” si festeggiavano le vittorie della squadra del cuore e si tenevano ancora le serate musicali tenute dall’orchestra Bergamasco; e si poteva vedere nell’occasione il cavalier Pietro Rocca scivolare fra i tavoli e la confusione con la naturale eleganza che lo distingueva.
Ma ogni cosa ha un termine, ed anche il glorioso Caffè Orientale, cambiata proprietà e trasferito dai vecchi locali di Palazzo Grimaldi, scomparve in quella che all’epoca era periferia. Ed arrivò pure la pensione per il nostro “umile servitore”, che finalmente si concesse il lusso del tempo libero e delle passeggiate al Corso. Così lo vide Raffaele Poidomani dove “…incontrare Pietro Rocca sia pure in un abito chiaro ma sempre con un fiore all’occhiello (se non è gardenia, non importa, quella è rimasta ingiallita dal tempo nei suoi frac che ancora conserva), è una gioia.
Un’oasi di pace, il ricordo di un’èra tramontata, dove la infanzia si tramuta in luce e un confetto nella carezza di una mamma.”
