Marzo 1790, ottobre 1997, gennaio 2026 Il “casma”, ora come allora
di Giuseppe Nativo


Gennaio 2026. Tanti anni sono trascorsi da quel terribile ottobre del 1997 che ha fratturato, scosso, depauperato, inflitto sofferenze e danni anche economici al territorio di Niscemi (in provincia di Caltanissetta). Forse troppo tempo è passato; ma qualcuno colà ricorda ancora quelle case diroccate del quartiere Sante Croci, quelle crepe che non passavano inosservate alla fanciullesca curiosità dei ragazzi dell’epoca. Una cartolina dai colori forse sbiaditi che in questi giorni si sono, purtroppo, riaccesi. Lo sgomento, come mare di piombo sulla terra, si impadronisce nuovamente di Niscemi. “Una frana nell’area del torrente Benefizio, nel territorio comunale di Niscemi. Il movimento franoso ha interessato la strada provinciale SP10, nel tratto di collegamento con il centro abitato, in particolare in prossimità del quartiere Sante Croci, con un cedimento stimato di circa sei metri. A scopo precauzionale, le autorità di Protezione Civile hanno disposto l’evacuazione di circa 500 persone residenti nelle aree esposte al rischio”, queste le prime notizie e stime della tragica comunicazione che viene data sul sito web della Protezione civile Sicilia, (https://www.protezionecivilesicilia.it/it/14305-niscemi–frana-nel-quartiere-sante-croci–circa-500-evacuazioni-e-attivazione-del-sistema-di-protezione-civile-regionale-.asp, datata 25.01.2026) e che, purtroppo, è destinata ad ulteriori tragici aggiornamenti. Le immagini e i video della frana, che ha devastato il versante collinare sud, incuneandosi nelc entro abitato di Niscemi, fanno il giro del mondo. Mentre la cronaca odierna si interroga sulle cause della nuova, imponente frana che sta martoriando e dilaniando Niscemi, la storia offre una prospettiva che sembra smontare ogni pretesa di eccezionalità contemporanea.
Quell’altopiano sta scivolando da secoli ed è un processo che sembra essere geologico naturale. Oltre al precedente del 12 ottobre 1997, si è verificato un altro episodio ancor più drammatico che risale addirittura al 19 marzo 1790, ovvero 236 anni fa, quando la comunità di Niscemi non si limita ad osservare uno smottamento, ma è testimone di un evento geologico di proporzioni non comuni. La geologia nasce nel XVII secolo dal desiderio di conoscere la natura delle masse minerali che costituiscono il sottosuolo e di comprenderne la distribuzione.Tale disciplinaè elevata al rango di scienza solo quando, a partire dalla fine del Settecento, si afferma il metodo storico come suo carattere specifico.La ricostruzione storica mette in luce una coerenza che permette di comprendere la natura e la distribuzione delle masse rocciose e di prevedere anche la natura di quelle non direttamente accessibili.Da qui gli sviluppi ulteriori degli studi per una scienza che è sempre in progress.
In un’epoca in cui la geologia muove i suoi primi passi (fine ‘700), il territorio niscemese vede riscrivere la propria morfologia in soli otto giorni di sussulti ininterrotti. Quello che gli antichi chiamano “casma”, ovvero un baratro improvviso e profondo, non un semplice scivolamento di fango, ma una vera e propria “rivoluzione” (intesa come sorta di mutamento, trasformazione) del suolo che trasforma valli in colline e terreni pianeggianti in voragini spaventose.
Il merito di aver sottratto questo evento all’oblio del tempo spetta a Saverio Landolina Nava(Catania, 17 febbraio 1743 – Siracusa, 1814), naturalista e regio custode delle antichità della Val di Noto (in sintesi, “archeologo”). È personaggio di primo piano della cultura siciliana tra Sette e Ottocento e appartenente ad una nobile e antica famiglia. Conservatore delle Antichità di Siracusa nel 1778, convinto assertore delle ricadute “politiche” dell’istruzione pubblica, nel 1790 è nominato direttore delle Scuole Normali di Siracusa (per approfondimenti vedasi: “Il Diario del cavalier Saverio Landolina” di Lavinia Gazzè, saggio pubblicato in “Società Siracusana di Storia Patria – Archivio storico siracusano”, Serie IV, vol. VI, XLIX, Siracusa, 2014, pp.201-265; per le ricerche biografichevedasi Antonio Randazzo, in web site https://www.antoniorandazzo.it/800siracusanopersonaggistorici/landolina-saverio-1.html). Interessato ai fenomeni tellurici,Landolina pubblicala “Relazione del casma accaduto in marzo 1790 presso a S. Maria di Niscemi nel Val di Noto” pubblicata da G. E. Bartels, Amburgo 1792 (terza edizione fatta in Napoli da Gaetano Tardano 1794),al fine di“dare un’idea di quello che ivi accadde degno di memoria e di riflessione”.
La sua spedizione a Niscemi, avvenuta pochi giorni dopo l’inizio del fenomeno, rappresenta uno dei primi esempi di reportage scientifico elaborato sul campo fenomenologico. Non lasciandosi suggestionare dal panico collettivo, stila una descrizione con estrema precisione circa le “fenditure”profonde,smisurate e con fumo, il movimento di masse terrose che sembravano dotate di vita propria: “Le terre del resto non abbassaronsi da per tutto egualmente, ma a corrispondenza degli ostacoli e del vuoto che incontravan nelle viscere sotterranee”; “[…] il pendio che in parte era molto erto ed impraticabile, abbassandosi non conservò la stessa ripidezza” occupando“parte del profondo vallone […] e sdrucciolando nello stesso tempo che profondava formò un piano inclinato”. Le “fenditure” che man mano si creano risultano “molto profonde: a segno che gli uomini fuggendo non poteano con un salto passarle, e dovean ritornare per cercare il passo più facile. Ciò accadde a Gaetano Scardino, a Gaetano di Modica e a Pasquale di Orazio, i quali co’ muli e cavalli furon costretti cercare altre strade e forzare gli animali a saltare”; “[…] scorgendo aprirsi sotto i di loro piedi la terra, dalla maraviglia passarono allo spavento”.
La sua relazione, pubblicata anni dopo a Napoli e ad Amburgo, svela al mondo accademico europeo che Niscemi non è vittima di una maledizione divina (come si pensava in quel tempo), ma di una struttura geologica complessa che creava una miscela esplosiva pronta a cedere sotto il peso della propria stessa instabilità.È questa l’eredità del “casma” come monito che Landolina all’epoca chiamava futuro ma per noi oggi rappresenta il presente su cui riflettere non poco e agire in fretta per porre gli opportuni rimedi.
(Su DIALOGO di febbraio 2025)