dal suo presidente Giovanni Savarino
(per gentile concessione di DIALOGO)
Ha voluto il caso che mi trovassi qualche giorno fa ancora una volta dietro la porta di qualcuno che può a palazzo “S. Domenico” per vedere di strappare un acconto sull’ormai stratosferico credito vantato dalla “Conad Scherma Modica” nei confronti del Comune, quando un trillo del cellulare mi ha annunciato una chiamata del “Presidentissimo” Giorgio Scarso dai campionati nazionali giovanili di Rimini: “abbiamo il ventesimo titolo italiano !!!”.
Era successo quello che ad inizio d’anno nessuno osava neanche lontanamente immaginare; il “nostro” (consentitemi l’appropriazione indebita) Orazio Di Raimondo, ragazzino nato e cresciuto a Modica e che appena tre anni fa aveva avuto la bislacca idea di venire in sala scherma a frequentare il rituale “corso scolastico gratuito”, incontrando a Rimini i suoi coetanei allevati a palettate di polenta nelle società schermistiche dell’”assolata” Padania li aveva stesi tutti, uno dopo l’altro con una sicurezza ed autorevolezza, che mi ha fatto toccare con mano ancora una volta prima di tutto quanto io sia un presidente inadeguato rispetto ai meriti della “Conad Scherma”, ma anche quanto lo sia questa sonnacchiosa città nelle istituzioni, nell’intero sistema mediatico scritto e televisivo, nella coscienza media dell’uomo della strada ed insomma in tutti quanti non vedono o fanno finta di non vedere quale miracolo si stia vivendo a Modica.
Qualcuno si risentirà per quanto detto, qualcuno mi giudicherà ringhioso e rancoroso, epperò con- sentitemelo e perdonatemi miei concittadini ma la gioia per questo ennesimo miracolo mi rende ancora più furioso per l’apparente indifferenza di tanti e specie di quelli che godono con poco merito dei riflessi di questi successi.
Ancora una volta non ho visto esultanza, né ho visto cerimonie di ringraziamento e non riesco a spiegarmi il motivo.
Non è la prima volta che mi capita di percepire nel comune sentire di questa città una sorta di apatica indifferenza per tutto quanto accade all’intorno, con l’aggravante non da poco che spesso questa non partecipazione alla vita collettiva si trasforma in sotterranea invidia, e dunque trepida attesa di una qualche disgrazia che tarpi le ali a chi ha osato ribellarsi all’apatia.
E’ per questo, miei concittadini, che ho voluto riparare per quel poco che posso richiamando i migliori di questa città, e sono tanti, all’attenzione verso un fenomeno sociale che si chiama Scherma Modica che in altri contesti avrebbe portato “a furor di popolo” all’innalzamento peraltro meritatissima, di una statua equestre in piazza Matteotti a quel mancato profeta in patria che risponde al nome di Giorgio Scarso (scherzo naturalmente ma … se qualcuno volesse farci un pensierino !).
Approfitto dello spazio che mi vorrà dedicare “DIALOGO” per tentare una modestissima azione riparatrice verso quei giovani nostri concittadini che con modestia pari alla loro immensa statura portano in giro nel nome di Modica e per tutte le pedane d’Italia la bellezza di venti sudatissimi titoli nazionali in una disciplina fra l’altro come la scherma in cui l’Italia è leader nel mondo, oltre ad un numero di titoli regionali che ho smesso di contare da quando, qualche anno fa, hanno superato abbondantemente le due centinaia.
A questo punto direte che avrei dovuto farci il callo e non dovrei più sorprendermi della suprema indifferenza con cui Modica reagisce a questi “MIRACOLI”, eppure ancora non ci riesco anzi, non riesco proprio a rassegnarmi alle 3 (diconsi tre) righe di trafiletto con cui di regola la cronaca locale commenta “il quindicesimo… Il sedicesimo… etc. titolo nazionale della Scherma Modica”, laddove società ben più blasonate della nostra e bene impiantate nel tessuto sociale della ricca Padania darebbero un occhio (e forse anche l’altro) per un buon piazzamento sul podio di Rimini; e parlo di società che sfornavano campioni di scherma quando i genitori del “presidentissimo” Scarso dovevano ancora conoscersi.
Tant’è cari concittadini, noi siamo fatti così, forse è per questo che l’epiteto di “zonno” che accompagna come un marchio di fabbrica ciascuno di noi che possa definirsi modicano da tre generazioni ha assunto nel tempo una connotazione denigratoria che probabilmente in origine non aveva.
E così mi ritrovo sistematicamente a rodermi il fegato quando, alla notizia dell’ennesimo titolo italiano regalato a palazzo San Domenico da uno “zonno” qualsiasi nato al “Maggiore”, cresciuto al corso Umberto e bagnato in quel di Marina di Modica ritrovo, quando lo ritrovo, un trafiletto nella cronaca di Modica, da scovare con fatica fra dodici colonne che ci annunciano con angoscia che forse il rigore del Canicattini bagni non c’era e che se quello “zonno” di attaccante si fosse stracatafottuto (scusate il termine alla Camilleri, ma rende l’idea come nessun altro) a terra in area di rigore probabilmente avremmo vinto (io dico rubato) la partita.
Ricordo ancora, e così ne approfitto per rinfrescare la memoria agli sbadatissimi modicani che sicuramente al 99% lo ignorano, quando appresi quasi con sgomento che un tale (si fa per dire) Eugenio Migliore maestro di scherma di fresca nomina, fondatore in pantaloncini corti di quella banda di scellerati degli allievi della prima ora dell’allora sconosciuto Giorgio Scarso, era salito sul podio più alto in una città tedesca dove si disputavano i campionati mondiali dei maestri di scherma.
Era nato a Modica un CAMPIONE DEL MONDO e così immaginai che sarebbe stato portato in trionfo in corso Umberto a bordo di una decappottabile tipo “papamobile” più o meno come gli astronauti americani di ritorno dalla luna nella quinta strada di New York! Niente di tutto questo, ricordo invece che abbiamo dovuto sollecitare qualcuno di quelli che contano perché almeno in nome degli “zonni” si facesse vivo con un telegramma (come vedete cambiano le amministrazioni, ma la scherma sempre cenerentola resta!). In verità devo ammettere che per chi guarda dall’esterno, il presidente non si comporta molto diversamente da quelli che fin qui ha biasimato visto che in tutte queste occasioni; Non ha organizzato una serata per i suoi campioni magari in compagnia di veline, letterine, letteronze ed ogni altra progenie di scollacciate signorine; il fatto è che, se conosco i miei campioni, a loro basterebbe ed avanzerebbe un semplice grazie dalla città, un grazie dato col cuore, in modo vero, solenne, nel giusto contesto istituzionale per chi, senza nulla chiedere, ha portato nella “contea” quintali di medaglie, targhe, coppe e coppette, trofei di ogni genere nell’indifferenza generale.
Ed invece niente, niente di niente ed allora cosa posso fare da presidentucolo indegno della grandezza dei suoi allievi? Posso solo chiedere scusa a nome della città a quanti, figli di Modica, hanno impegnato le loro splendide capacità in ore ed ore di durissimi allenamenti, lontani dagli incomprensibili godimenti dell’ozio scellerato di piazza Matteotti, facendo le corse con il tempo per riuscire anche a finire i compiti per essere, come sono, magnifici studenti; a coloro che si sono dovuti scusare con presidi e docenti per le innumerevoli assenze nei fine settimana di gara, spesso visti con sufficienza quando non con ostilità dalle istituzioni scolastiche per il loro “distrarsi” nel futile trastullarsi con spade e fioretti; a quelli che hanno dovuto concordare con i parroci, subendone non di rado le ire, le date di cresime e prime comunioni perché sistematicamente coincidevano con i campionati italiani di scherma; a quelli, e sono stati centinaia e centinaia, che si sono sobbarcati ad interminabili trasferte da inferno dantesco in autentiche tradotte ferroviarie (non possiamo permetterci i rapidi) per giungere a Piombino, a Venezia, a Busto Arsizio arrivando il sabato sera per affrontare l’indomani otto/dieci ore di eliminatorie e ripartire la domenica sera per evitare un’altra notte in albergo; e lunedì… naturalmente di nuovo a scuola se no il preside si arrabbia!
Perdonateci dunque magnifici ragazzi della Scherma Modica se noi, distratti concittadini non ci siamo ricordati di voi, se non vi abbiamo ringraziati come meritavate quando siete ritornati dalle vostre “crociate” stracolmi di gloria, di coppe e medaglie e niente altro. Non giudicateci male, siamo fatti così, siamo “zonni”; che ci possiamo fare, ci piace farci male!
Ed ancora devo chiedere scusa a quei magnifici imprenditori, la Conad in prima fila, che andando contro la facile corrente della monocultura calcistica, hanno voluto mettere mano al portafoglio per sponsorizzare una società che ben difficilmente potrà incrementare il loro giro di affari, ma che sono orgogliosi di mostrare nei loro uffici come garanzia di un modo di essere imprenditori “doc” di qualità superiore.
Mi perdoneranno i pochi superstiti che sono riusciti a leggermi fino a questo punto ma mi voglio lanciare in una valutazione tecnica sui perché dei successi della Scherma Modica, e lo farò anche se in quindici anni di frequentazione della sala scherma, dopo aver seguito i miei figli su tutte le pedane d’Italia e dopo quasi otto anni di indegna presidenza della società so di avere capito molto poco di tecnica schermistica, ma credo pure di avere capito qual è il segreto del suo successo ed è venuto il momento di svelarlo anche a rischio di renderlo noto anche alla nostra concorrenza: ebbene amici… (rullo di tamburi !!!) il grande segreto della Scherma Modica è uno solo e si chiama Giorgio Scarso.
Ho conosciuto Giorgio Scarso una quindicina di anni fa quando accompagnai mia figlia alla sua prima lezione di scherma ed ho capito di che pasta era fatto quando poco dopo, in occasione di un trasloco di pedane ed apparecchiature per una gara esterna, mi trovai quasi senza accorgermene a caricare ogni sorta di masserizie ed apparecchiature sui mezzi più vari messi a disposizione dai genitori degli allievi i quali, come galeotti ai lavori forzati, si davano tutti un gran da fare come mai avrebbero fatto se qualcuno avesse loro promesso in cambio l’immortalità. In uno sforzo collettivo ed unanime che mai avevo vissuto. Decine e decine di persone, senza alcun obbligo, si erano messe a disposizione per un obiettivo comune; la cosa si è sempre ripetuta ogni volta che è stato necessario nei traslochi, nella manutenzione delle sale, nelle trasferte in cui i genitori che possono, a turno, diventano i genitori di tutti gli allievi.
Ed allora ho capito due cose fondamentali che sono diventate un grande sostegno e conforto per la mia vita: la prima è che anche quando la comunità degli uomini sembra tendere al più bieco ed egoistico edonismo al fondo di ognuno di noi, ci sono infinite risorse di umanità e solidarietà che aspettano soltanto di essere attivate; la seconda è che per attivare le migliori energie degli uomini ci vogliono personaggi SPECIALI che sappiano parlare al cuore con la forza di chi conosce i propri obiettivi e senza segreti calcoli di tornaconto riesce a trasmetterli agli altri perché diventino gli obiettivi condivisi di una comunità di persone.
Ebbene, Giorgio Scarso è uno di questi uomini speciali, è l’asso nella manica della Scherma Modica ma paradossalmente, ne sono certo, sarebbe l’asso nella manica anche della bocciofila del dopolavoro ferroviario di Canicattì così come, ne sono certo, lo sarà per la Federazione Italiana Scherma che è stato chiamato a governare, perché è una di quelle persone che riescono a cavare il meglio ed in ogni occasione da tutti quelli che lo collaborano.
Ecco, vi ho svelato il segreto e adesso, cari i nostri avversari, trovatevi un altro Giorgio Scarso se ci riuscite!
Ebbene credete che nei confronti di Giorgio Scarso la Modica sonnacchiosa ed indolente di cui ho detto si sia comportata diversamente ? No certo amici concittadini, il nostro “presidentissimo” ha dovuto lottare tutti i giorni contro la noia, il disfattismo e l’indolenza dei funzionari, l’ottusità dei burocrati, la diffidenza dei politici che, come sempre, vedono come il fumo negli occhi ogni persona che possa minimamente fare loro ombra preferendo circondarsi di quella infinita schiera di “ominicchi” di cui sono sature le stanze del potere. Ed è stato così che quel rompiscatole, sempre pronto a materializzarsi come il più ricorrente degli incubi, dietro la porta dell’assessore di turno a mendicare quello che in un paese normale si dovrebbe dare senza esitazioni, un bel giorno ha deciso di dare la scalata alla Federazione Italiana Scherma ottenendo una nomina plebiscitaria che è l’ennesima conferma di come a Modica gli “zonni” continuano a farsi male da soli avendo perso l’occasione di avvalersi delle capacità di un uomo davvero fuori dall’ordinario.
Ed allora “Presidentissimo Giorgio” mi consenta una parola di riparazione dei torti subìti: ci perdoni anche lei Maestro Scarso, perdoni, la prego, i suoi indegni concittadini se in tanti non sanno nemmeno che cosa è riuscito a fare in soli 20 anni a Modica e per Modica. Mi perdoni se da “Presidentissimo” della Federazione Italiana Scherma io la chiamerò sempre “MAESTRO” perché lei è stato il grande maestro di vita per i miei figli e per centinaia di giovani modicani che sicuramente non dimenticheranno le ore trascorse in sala scherma, abbia compassione degli omuncoli che qui, nella sua città, hanno ostacolato in ogni modo la sua opera e la prego, resti ancora con noi perché i nostri ragazzi ne hanno di forza da tirar fuori, perché sono “zonni” si, ma grandissimi, insuperabili“zonni”
Giovanni Savarino