Nella nostra terra iblea, in particolare a Modica che fu per secoli capitale della Contea, vi erano molte botteghe artigiane, barbieri, falegnami, fabbri, carradori. Non era raro che nelle pause del lavoro, magari dopo avere consumato una scodella di fave e bevuto un bicchiere di vino, uno dei mastri o uno dei giovani a bottega, tirasse fuori una fisarmonica, un mandolino, una chitarra e improvvisasse una sonatina.
In un’epoca nella quale pochi potevano permettersi il lusso di ascoltare le opere continentali che si eseguivano al Teatro Garibaldi, prima ancora che aprissero i primi negozi di “macchine parlanti” ci si ingegnava a rallegrare le lunghe e dure giornate di lavoro con qualche brano d’opera o con qualche canto popolare.
Le occasioni, peraltro, non mancavano. Il Carnevale della Contea era occasione per piccole bande improvvisate, musicisti di strada, pifferai e tamburini. Anche nei matrimoni più poveri, con “intrattenimenti” nelle prime sale, non mancava mai l’occasione per assoldare un fisarmonicista o un chitarrista per farsi una cantatina e una ballata.
La tradizione ha trovato continuità e prestigio con l’istituzione di un Liceo Musicale e Coreutico dedicato a Modica a Giovanni Verga, corredato da un’orchestra di fiati e una sinfonica.
La Banda Musicale Città di Modica “Belluardo-Risadelli”, istituita nel 2015 è sempre presente nelle manifestazioni sacre e profane con grande apporto di pubblico.
Modica onora così la sua tradizione e anche Pietro Floridia, musicista di fama internazionale, che vi nacque nel 1860 e morì in America nel 1932, riscoperto e rivalutato di recente.