Fusione tra poesia e quotidiano, tra parola e gesto, tra cucina e poesia
di Giuseppe Nativo
Donnalucata. Poesia, sole, sabbia e Tabarè.
Quando le ombre lunghe di un pomeriggio di sole donnalucatese svampito iniziano ad essere un po’ diafane e il respiro del mare diventa flebile come una nenia materna, mi imbatto in un piacevole e letterario incontro con l’amica Giovanna Drago (poetessa, scrittrice e attrice sciclitana). Per la verità, non è stato casuale in quanto da qualche settimana mi aveva comunicato la sua intenzione di farmi dono di un “Tabarè”. Per me,essendo molto abitudinario e non prendendo dolci né altro fuori orario, tale invito si è rivelato come una sorta piccola preoccupazione che ho atteso con ansia sperando anche di non fare cattiva figura con Giovanna.

Tutto potevo immaginare fuorché il fatto che si trattasse di un libro. Un libro come quelli di una volta e caratterizzato da un segnalibro agganciato, con decorazione aggiuntiva, ad una sorta di nappa decorativa dal delicato colore rosa. Immagine di copertina ritrae, appunto, un antico vassoio tabarè che, nella nostra Trinacria, è simbolo di accoglienza e ospitalità.
Nel libro di Giovanna Drago si trasforma in una sorta palcoscenico della memoria che intraprende un grazioso valzer che abbraccia uno “spazio sospeso” in cui gli oggetti “non sono semplici presenze, ma segni vivi, custodi di storie e di affetti”, come annota Giovanna sulla seconda di copertina.

Giovanna Drago
Nel libro, fresco di stampa (anzi freschissimo, perché l’ha già fatto ristampare),dal titolo “Tabarè” (tipografia C.I.G.E srl, Modica, 2026, pp. 120) di Giovanna Drago, c’è tutto un mondo: poesia dialettale (con la sua tensione, tonalità e, perché no, sensualità intrise di delicatezza, amore per la nostra terra), memoria, tradizione. A tale riguardo, l’autrice va oltre: si inoltra nei meandri della lirica elaborando, con modi genuini e tenui (e, perché no, istruttivi e formativi essendo un’ex insegnante), una sorta di intessitura coinvolgendo la dimensione culinaria (che comunque coltiva da anni) e costruendo un’architettura lirico-narrativa e visiva con la fusione di versi e ricette in un continuo dialogo (quasi osmotico) tra testo e fotografie che fanno da compendio illustrativo ed evocativo.
Questo è solo una parte che sono riuscito a comprendere sfogliando, per il momento, alcune pagine del libro.
Prima di congedarmi da Giovanna, mi ha profondamente colpito questa sua riflessione che mi ha confidato a voce bassa e con forte emozione: «Il libro “Tabarè” è una parte viva della mia anima, della mia terra e delle mie radici: vederlo arrivare al cuore di chi legge è il dono più bello». Penso che il dono più bello sia anche leggerlo!